Napoletano, nato e cresciuto a Napoli, Salvatore Pariota, come tutti i suoi concittadini, ha vissuto mangiando pizza. Suo padre, per Salvatore grande esempio di uomo e di vita, voleva per lui una carriera militare, che entrasse nelle forze dell’ordine e che facesse il suo stesso lavoro, seguendo quindi le sue orme.

Ma Salvatore era ipnotizzato dal pizzaiolo sotto casa: quando vedeva quell’uomo far volare il disco di pasta e trasformarlo in uno dei cibi più buoni del mondo, dimenticava ogni cosa. Non c’era divisa più bella di quella del pizzaiolo.

Cosi, appena finita la scuola, con il diploma in tasca, comincia a frequentare quel mondo e a lavorare in quella pizzeria, dove, più si sporcava e faticava, più si sentiva felice ed appagato. Aveva deciso: quella sarebbe stata la sua strada, il suo lavoro per il resto della vita.

Ed è da quella pizzeria che comincia il suo percorso professionale. Si chiamava Pizzeria “Napoli Nord” e, come tutti coloro che iniziano questo mestiere, Salvatore comincia prima a consegnare pizze, poi a condirle e solo in seguito a infornarle ed infine a creare la pasta. Il solito percorso in salita. Ma la vita gli riserva un’amara sorpresa.

Mille, infatti, sono state le difficoltà e tanti, tantissimi i sacrifici che ha dovuto affrontare dopo la morte di suo padre. Occuparsi della sua famiglia, certo, ma anche non far mancare nulla a sua moglie e al figlio che nel frattempo era nato. Un lungo periodo di fatica e dolore, ma Salvatore lo affronta con coraggio e impegno.

Nella pizzeria “Napoli Nord”, Salvatore incontra anche una persona che definisce un maestro: Giampaolo Silvestre, proprietario e pizzaiolo che, con passione per questo lavoro, porta avanti una tradizione di famiglia dal 1931. Un esempio a cui Salvatore guarda con ammirazione. Oggi Salvatore lavora in un ristorante “Rossopomodoro” in Brasile, a San Paolo.

Per il momento però non fa progetti, ha imparato dalla vita che nulla si può programmare ma una cosa è certa lavorerà sempre con amore e dedizione cercando giorno dopo giorno di superare i suoi limiti, poi… l’appetito vien mangiando.

Ma è un lavoro che va fatto con la consapevolezza di rinunciare a tante cose e quando si riesce poi le soddisfazioni ed i risultati arrivano. Quindi la sua più grande gratificazione è quella di vedere quante più persone sorridere, essere felici ed appagate dopo aver mangiato la sua pizza. Perché per Salvatore questo lavoro non ha nemmeno una caratteristica negative perché, si sa, l’amore è cieco.

Per lui ogni giorno è come partecipare ad un concorso ed il miglior premio, se tale si può chiamare, è vedere i suoi clienti essere felici.

E’ un lavoro molto difficile che va fatto davvero con molta dedizione e serietà, quindi se i giovani vogliono intraprenderlo solo a scopo di lucro, è meglio fare altro. Esistono lavori più redditizi e meno impegnativi.

Il pizzaiolo è un artigiano, quindi ognuno ha il suo stile e la sua pizza. Ma, fin tanto che si rispetta la tradizione della pizza napoletana, conta solo fare un buon prodotto. Tra le pizze più amate, la prima, la più antica: la Marinara.